Italia e Turismo: come siamo messi e dove stiamo puntando

Negli ultimi 10 anni, il mercato mondiale del turismo è quasi raddoppiato. L’UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) ha stimato in 851 mld di dollari il valore del solo turismo internazionale (dato del 2009). L’Italia si posiziona al 5° posto al mondo per presenza di turisti stranieri, segmento che negli ultimi 10 anni è cresciuto di circa il 20% fino a raggiungere nel 2010 oltre 160 milioni di pernottamenti, per un valore di circa 30 mld di euro (escluso l’indotto).

Il turismo, nella sua totalità, contribuisce al PIL italiano per oltre il 13%, occupando 3,3 milioni di addetti (il 13,9% dell’occupazione totale nazionale).

Il successo del comparto nel 2010 scaturisce soprattutto dalla crescita delle presenze straniere che hanno sopperito l’ammanco della clientela nazionale. Mentre nel 2010 le presenze degli italiani si riducono dello 0,4%, quelle degli stranieri crescono del 3,6% rispetto al 2009. Nei primi sette mesi del 2011, invece, si registra un +5,8% di arrivi ed un +1,8% di presenze con gli stranieri in capo alla ripresa del settore. Ciò conferma l’attrattività del brand Italia sui mercati internazionali che, nonostante i dati positivi, perde quote di mercato (in 10 anni dal 6,1 al 4,5%)  in modo maggiore rispetto a Spagna (0,8%) e Francia (1,3%).

Nell’arco dei prossimi 10 anni, il turismo e il suo indotto potranno creare 1,6 mln di nuovi posti di lavoro e contribuire al PIL per il 18%.

Nel 2010, 54 mln di cinesi hanno trascorso le vacanze all’estero secondo i dati diffusi dall’Accademia cinese del turismo, per un giro d’affari di 40 mld di euro. Quello cinese, insieme al resto dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), è un mercato interessato all’Italia e viceversa; ma quanto siamo pronti ad accoglierli? Cosa blocca la crescita del comparto turistico dell’economia italiana?

  • Deficit infrastrutturale: abbiamo i più bassi indici infrastrutturali medi rispetto ai principali competitor europei;
  • ridotta dimensione della maggioranza delle imprese turistiche con ripercussioni sul rapporto qualità/prezzo;
  • livello di formazione degli addetti inadeguato: solo il 17% dei nostri operatori ha un livello di studi superiore o universitario, rispetto al 35% della media dei nostri competitor europei;
  • accentuata stagionalità dei flussi con riflessi negativi sull’occupazione;
  • mancanza di player italiani di livello internazionale;
  • la compagnia di bandiera collegata ad un numero ridotto di destinazioni internazionali.

Gli interventi possibili, stanno nel

  • dotare il settore di una strategia chiara e di medio-lungo periodo concordata con le Regioni a costi limitati;
  • rafforzare il ruolo del Comitato di coordinamento in materia di turismo costituito presso la conferenza Stato-Regioni;
  • considerare l’ENIT il braccio operativo dello Stato e delle Regioni per la promozione del brand Italia all’estero;
  • implementare una country strategy che definisca, tra l’altro,  il coordinamento delle attività tra Stato e Regioni; i segmenti di mercato ai quali rivolgersi; la costruzione, la vendita e distribuzione dei prodotti; come stimolare la crescita delle imprese del settore;
  • unificazione dell’imagine dell’Italia con la creazione di un “marchio ombrello” sotto il quale ricadono quelli delle singole destinazioni;
  • lavorare sui social network stimolando il passaparola;
  • riformare il portale Italia.it arricchendolo nei contenuti e rendendolo efficace ed efficiente sotto il profilo promozionale;
  • puntare sulla qualità: delle risorse umane investendo in formazione; delle strutture ricettive rendendo omogenei gli standard qualitativi;
  • investire nello sviluppo turistico del Sud Italia.

E tu cosa ne pensi? Lascia un commento!
Pasquale Stroia

Fonte: documento depositato dal Ministro Gnudi nella seduta del 18/01/2012

4 commenti

  1. L’Italia non riesce. Pur registrando degli aumenti non riusciamo a gareggiare alla pari di altre nazioni europee che, pur non avendo le nostre stesse attrazioni, primeggiano nel mercato turistico. Il punto sta nel fatto che non siamo capaci di sfruttare al massimo ciò che abbiamo a disposizione e ciò di cui dovremmo davvero andarne fieri; sarebbe preferibile prevenire più che curare: basti pensare alle migliaia di monumenti, centri storici, beni archeologici e quant’altro lasciati al degrado, del tutto abbandonati. è questo è ciò che si vede soprattutto nel sud Italia, e io posso parlare della Puglia. Le amministrazioni regionali, provinciali e comunali non sono molto attente a questa situazione: non si può parlare di sviluppo se poi non si piantano le basi che possano assicurarlo nel lungo periodo. E sono d’accordo con il punto che occorrerebbe partire dalla formazione dei giovani e del personale addetto, in quanto la maggior parte di colori che si trovano ai piani alti non sanno neanche cosa significhi promozione e salvaguardia.
    E non si rendono nemmeno conto del grande contributo che internet e, di conseguenza, i social network possono dare: siti che non sono accessibili, incompleti, con contatti email inesistenti, con un team incompetente al mantenimento di un sito.
    Ma questa è solo un’opinione di una ragazza poco più che vent’enne con poca esperienza nel campo e con in mano un titolo che vale poco meno di un rotolo di carta igienica!

  2. Cristiana, grazie per il tuo commento! Condivido in pieno le tue parole e mi auguro che le cose cambino il prima possibile a partire, ad esempio, dal saper usare al meglio i fondi europei: il Sud ne riceve tanti ma che fine fanno?

    1. credo che non ci sia bisogno di rispondere a questa domanda.. la risposta vien da se, purtroppo..

  3. […] risposta è nel terzo articolo, “Italia e Turismo: come siamo messi e dove stiamo puntando” del blog Costruire Turismo (consigliatissimo a tutti gli amanti del settore!) di Pasquale […]

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