Piccoli Comuni. Perché far leva sul turismo

5.683 comuni italiani (72%) contano meno di 5000 abitanti, 832 ne hanno meno di 500  e in 1.116 si registra una popolazione compresa tra 500 e 1.000 abitanti (ANCI, 2011). Questo è un dato significativo che permette di avere nell’immediato la fotografia di un’Italia geograficamente eterogenea e parcellizzata.

Siamo tutti a conoscenza delle difficoltà che questi comuni stanno affrontando da quando Regioni e Stato hanno tagliato il cordone ombelicale a causa delle ristrettezze economiche. È così che i budget di queste realtà non permettono più una reale ed incisiva programmazione delle attività volte alla regolare sopravvivenza dell’ente; è così che si assiste ad un progressivo degrado del territorio e delle risorse presenti (magicamente terreni agricoli diventano edificabili per battere cassa), è così che vengono meno misure e supporti alla crescita territoriale; è così che la stragrande maggioranza dei comuni Italiani, in un mondo sempre più globalizzato in cui le persone si spostano laddove esistono opportunità, sono a rischio spopolamento. L’analisi è semplice: basta cliccare su wikipedia il nome di un piccolo comune ed osservarne l’evoluzione demografica.

 Cosa resta da fare? Puntiamo tutto sul turismo? Assolutamente no! Ma non considerarlo è altrettanto sbagliato.

C’è una domanda crescente nei centri minori, legata alla tradizione enogastronomica tipica e di conseguenza al turismo del tipico. Turisti che cercano luoghi autentici dove possono vivere un’esperienza originale; accrescere le conoscenze e la cultura; entrare in contatto con la storia e le tradizioni locali; stabilire relazioni umane con gli abitanti (ANCI, 2011). È il turismo esperienziale, inquadrabile in quell’esperienza che il turista compie vivendo momenti di vita quotidiana della destinazione che visita, partecipando attivamente e in prima persona alle attività che vi si svolgono. Certamente, si va a scavare nelle tradizioni, negli usi e costumi di una località per permettere da un lato al visitatore di poter godere (visivamente e materialmente) di un’esperienza autentica, unica e personale; dall’altro si influisce direttamente sulla vitalità della destinazione e sulla riscoperta delle proprie radici da parte della popolazione locale, agendo indirettamente sulla sfera sociale.

I Piccoli Comuni italiani hanno un patrimonio artistico e culturale di grande importanza, che viene testimoniato anche dall’ampia offerta culturale di Musei, monumenti, borghi ed aree archeologiche statali sui propri territori.

Accanto all’offerta alberghiera, il ruolo degli Agriturismi e dell’Albergo Diffuso quali strutture ricettive alternative cresce di anno in anno. Infatti, il numero di quanti scelgono di trascorrere una vacanza in agriturismo è in aumento: il desiderio di vivere a contatto con la natura, di conoscere le tradizioni locali e i prodotti tipici, di riscoprire le cose semplici e di stabilire un rapporto diretto con le persone del posto, sono tra le principali motivazioni per una simile scelta.

Non saper cogliere queste opportunità presentate dal mercato vuol dire chiudere la porta in faccia a possibilità di crescita e di occupazione: due termini al centro dell’attenzione in questi tempi di crisi che faticano a diventare obiettivi di chi ci governa.

Cinquemilaseicentottantatre piccoli comuni, cinquemilaseicentottantatre storie da raccontare. Come? Nel prossimo articolo!

Pasquale Stroia

Per grafici e tabelle relativi ai dati riportati nel presente articolo:                           Atlante dei Piccoli Comuni

P.S.: un tuo commento è sempre gradito!

14 commenti

  1. Molto interessante, aspetto di leggere la seconda parte, Giancarlo Dalll’Ara

    1. Grazie Professore! La seconda parte arriverà presto!
      Pasquale Stroia

  2. Continuo a pensare, soprattutto dopo quanto letto, che il problema sia più di natura pionieristica piuttosto che economica nel non considerare il turismo come forma di sostentamento. Per quanto abbia cercato di porre la questione sviluppo turistico come fonte da cui partire per ristabilire gli equilibri economici deformati dai tagli a livello nazionale non ho mai ricevuto riscontri positivi e purtroppo, anche essendo un consigliere di maggioranza, nella stessa maggioranza mi trovo in minoranza perchè nessuno vuole prendersi la responsabilità di avviare un progetto che possa determinare uno sviluppo in termini di turismo. Sicuramente non mi arrendo. Ma se non cambia il modo di pensare della maggior parte delle persone è difficile da soli cambiare il mondo.. È come convincere un ateo che Dio esiste. Alla fine ci si può anche riuscire. Ma ci vuole del tempo.

    1. La “cultura” del fare turismo, purtroppo, ancora non appartiene all’Italia. Se ne parla tanto ma si agisce poco! “Tanto i turisti arrivano lo stesso”.

  3. “Tanto i turisti arrivano lo stesso”
    quanto hai ragione…è la mentalità del pressapochismo che deve cambiare. dovremmo riscoprire i nostri territori e capire su quali risorse potremmo puntare. vengo da una realtà che appartiene ai 5683 comuni di cui parli, e come rudy vorrei cambiare le cose almeno partendo dalla mia realtà, pur non facendo parte del consiglio comunale. chissà, magari alcuni devono solo prendere coscienza delle opportunità che offre realmente il proprio territorio… 🙂 intanto, attendiamo la seconda parte dell’articolo!😉

    1. Bisogna giocarsi la carta della creatività! Evitiamo di copiare gli altri ma prendiamo spunto per fare meglio. Quello in foto, nell’articolo, è il mio paese: Monteroduni. Io e Rudy siamo compaesani e so bene di cosa sta parlando e quindi comprendo, pur non conoscendola, anche la tua realtà! Grazie per il commento Ile.

      1. “Evitiamo di copiare gli altri ma prendiamo spunto per fare meglio” quanto condivido questa affermazione. Peccato però che ci sia ancora gente che pensa che copiare sia la migliore cosa per poter vincere, sopravvivere, svilupparsi e progredire. Il problema non è solo dei piccoli comuni, bensì anche dei medio-grandi. Io vivo in un paese di 36.000 abitanti e la mentalità è pressoché chiusa. Non potrò mai dimenticarmi quando, in occasione di un colloquio di lavoro in un agriturismo del mio paese, il proprietario mi disse “tu devi andare nelle grandi città, Roma, Milano, Rimini, Firenze.. devi andare a lavorare nelle grandi aziende,fai gli stage anche gratis [come se vivere in queste città fosse facile senza uno stipendio, anche minimo] e devi COPIARE.. loro hanno i contatti con tutto il mondo e tu devi copiarli tutti, così poi quando vieni qui noi possiamo inserirci in quel circuito”. Al ché sono rimasta senza parole.

  4. I turismo nei piccoli centri è una delle poche possibilità rimaste per i turisti di entrare in comunicazione con la vera anima di una destinazione. La pianificazione di attività turistiche in queste piccole realtà è in ogni caso necessaria: da un lato è più semplice instaurare rapporti diretti con le amministrazioni e la realizzazione di una politica sostenibile non si riduce a una chimera. Dall’altro lato le piccole realtà sono anche le più delicate da preservare, quindi bisogna stare attenti che non vengano assediate e la loro preziosa identità violata. Snza contare poi che la disponibilità all’accoglienza da parte dei residenti si riduce via via che aumentano i flussi . Il turista esperienziale è quello che cerca il contatto diretto con le persone del luogo, che ambisce ad entrare nelle case, nel farsi raccontare aneddoti dai vecchietti che si abbrustoliscono al sole , seduti sulle sgangherate sedie a dondolo al portone di casa….
    Nell’ottica di una pianificazione turistica bisognerebbe riuscire a calcolare una capacità di carico che riesca a prevedere quante persone possono visitare contemporaneamente una meta senza che gli abitanti si sentano aggrediti, e che si ritirino in casa. come fare?

  5. Tutto questo per dire che certamente il turismo potrebbe aiutare al rilancio economico di un paesino, ma esso come arriva può andare via. Il confine tra il rilancio economico e una “prostituzione ” turistica è labile.

    1. Beatrice, condivido in pieno il tuo commento ma c’è da dire che quando parlo di turismo esperienziale automaticamente abolisco ogni tipo di turismo di massa. Mi spiego: non è mia intenzione far arrivare cinquemila turisti al giorno in un posto che conta duemila abitanti e non dovrebbe essere nemmeno nelle intenzioni di chi si occupa di pianificare una destinazione simile. Di conseguenza vado a bloccare il proliferare di mega alberghi favorendo, invece, la piccola ricettività. Tutto dev’essere calibrato e commisurato alla realtà che si va ad esaminare e a pianificare. Certo, l’ombra della “prostituzione turistica” è sempre dietro l’angolo ma è cura (anzi obbligo) degli amministratori attivare opportuni monitoraggi.

  6. Tutti questi buoni propositi potranno realizzarsi solo se e quando gli italiani capiranno che il turismo esiste e che questo è un settore fondamentale per la ripresa di questo paese. Purtroppo non esiste una cultura turistica, ne da parte delle amministrazioni ne da parte delle popolazioni.

  7. Marco, quello che dici è vero ma io sono molto fiducioso! E’ già tanto che ci sono i propositi. Il Governo e il Ministro Gnudi finalmente pare che se ne stiano occupando. Vedremo cosa succederà… Una cosa è certa: l’Italia turistica non possiamo costruirla dall’oggi al domani!

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