Raccontarsi 2.0: fare promozione a piccoli budget

Nel precedente articolo ho analizzato i motivi per i quali i 5.683 piccoli comuni italiani potrebbero considerare il turismo come fattore di crescita economica, in riferimento anche allo stato di deficit in cui versano i comuni dovuto dalla grave crisi economica e finanziaria di questi anni.

Ho anche messo in luce come il turismo esperienziale è di tendenza e “consumato” dai turisti alla ricerca di tranquillità ed esperienze autentiche a contatto con la natura, la cultura e le tradizioni locali. Quindi, nella maggior parte dei casi, un turismo low-cost, responsabile, sostenibile e bio quando le produzioni locali vengono preferite a quelle industriali. Per questo tenderei a chiamarlo Turismo del localismo o delle piccole cose.

Ma non dimentichiamoci che il problema principale dei piccoli comuni nella realizzazione di un piano di sviluppo turistico o di un’azione di promozione del territorio sta nel reperimento delle risorse finanziarie che spesso arrivano (se arrivano) a piccoli pezzi e con una data di scadenza paragonabile a quella del latte fresco! E nella fretta di formare un team, organizzare un piano, concorsi vari e tutto il necessario per arrivare ad essere operativi, i “soldi” finiscono e i risultati non arrivano mai.

Come realizzare, allora, un’azione di promozione turistica e territoriale? Come farsi conoscere da molti con poco?

Raccontiamoci!

Il web e i social media ci offrono, come sappiamo, opportunità infinite a piccoli budget. Aprire una pagina facebook, però, non basta! Bisogna aggiornarla, mantenerla viva, coinvolgere, proporre contenuti interessanti da stimolare l’attenzione e i commenti di chi ci legge. Tutte cose che chi si occupa di turismo sente risuonare nella testa da qualche anno.

Quindi, iniziamo col raccontarci: foto, video, interviste, articoli sono gli strumenti; i social media e il web sono i mezzi; la creatività ciò che ci contraddistingue e fa la differenza. Persino Philadelphia l’ha capito fornendo ricette pratiche e veloci all’interno delle pubblicità e sulla pagina facebook ufficiale con oltre 170 mila fan (evidentemente tutti si erano stufati di spalmarlo sul pane).

Dicevo, iniziamo col raccontarci e finiamo col farci raccontare: non impediamo stupidamente ai turisti di scattare foto, anzi, incoraggiamoli a caricarle nei social network! È inutile che stia qui a ripetere che il free wi-fi è il principale servizio turistico per una destinazione dopo i bagni pubblici. Meglio ancora se all’interno delle strutture (beni culturali) che i turisti visitano facciamo trovare una postazione internet con pc per l’upload di foto, video e commenti alla fine di un percorso di visita guidata. Si chiama promozione 2.0, passaparola online a costo zero e dagli effetti virali. È provato, ormai, che il parere degli utenti online influenza di gran lunga di più nella scelta di una destinazione rispetto ai classici mezzi di comunicazione unidirezionali, quindi, stimoliamo le recensioni. Per intenderci, la brochure è in grave arresto cardiocircolatorio!

Una piccola nota: quando pubblicizziamo i social in cui siamo presenti, facciamolo fornendo le necessarie informazioni. Vedo ripetuto lo stesso errore quasi dappertutto!

Esempio (sbagliato): “trovaci su facebook!”

Esempio giusto: trovaci su facebook.com/nomedestinazione (ovvero il nome utente).

Altrimenti rischiamo di perdere contatti nella giungla di facebook e di altri social network.

Ma non dimentichiamoci dei rapporti umani specie se parliamo di turismo esperienziale! Quale miglior guida turistica della popolazione locale? Chi meglio di loro sa raccontarci il posto che visitiamo? Coinvolgere la gente del posto significa sostenibilità sociale e rafforzamento dell’identità territoriale: temi caldi per chi vuole sviluppare turismo del localismo.

Raccontare e farci raccontare, comunicare con creatività, essere virali e contagiosi curando i rapporti umani e combinando le azioni online con quelle offline. Il caso più eclatante è sicuramente quello di Obermutten, un microscopico paesino svizzero sconosciuto al mondo e diventato meta turistica. Li ho intervistati ma questo sarà argomento del prossimo articolo! Intanto, se ti va, commenta e condividi questo!

Pasquale Stroia

6 commenti

  1. altro articolo interessantissimo…. 🙂 complimenti per l’analisi!!!

    1. Grazie Ilenia!😉

  2. Il problema è che è difficile far capire a chi si occupa di turismo in una piccola località che le cose stanno cambiando. Anzi, sono già cambiate. Io ho scritto una tesi che si proponeva di essere un progetto per la riqualificazione della mia città anche attraverso le nuove tecnologie, ma quando sono andato al Consorzio di promozione a presentarlo, mi hanno riempito di discorsi e poi non mi hanno più considerato. Il problema nel nostro paese sono le persone, che non vogliono investire, che non si vogliono aggiornare, che non si vogliono rinnovare e pensano che siccome finora è andata bene, andrà bene anche in futuro…

  3. In questo modo, in futuro, a noi toccherà “curare” quello che oggi non viene pianificato (riprendendo il sottotitolo di questo blog)

    1. Marco, ti capisco perfettamente! Anch’io ho fatto varie proposte e presentato progetti al mio comune e il risultato è stato identico al tuo! Due giorni fa, in una discussione nel gruppo fb “Luoghi antichi della provincia di Isernia” https://www.facebook.com/groups/200756063328614/ , mi è stato detto a proposito di questo post : “Va bene il turismo, ma bisogna saperlo fare”. La mia risposta è stata: “Fin quando i progetti vengono affidati ai 4 soliti noti che di turismo nn conoscono nemmeno la definizione la vedo dura!” che è la sintesi di quello che succede dalle mie parti!

  4. […] di Pasquale Stroia, in particolare “Piccoli comuni. Perché far leva sul turismo” e “Raccontarsi 2.0: fare promozione a piccoli budget” Di cosa parliamo? C’è un incremento notevole del turismo esperienziale: “turisti che […]

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