Art&Tourism: impressioni e considerazioni

Anche se con un po’ di ritardo, dopo essermi chiesto più volte se farlo o meno, alla fine ho deciso di scrivere un post sulla mia esperienza ad Art&Tourism: la fiera del turismo culturale di Firenze.

L’evento, seppur alla prima edizione, è stato il risultato di una eccellente organizzazione: tutto è filato liscio, ognuno al proprio posto, la gente è arrivata, il cartellone dei seminari è stato ampio e variegato e persino il wi-fi ha funzionato senza storie!

Dopo il solito chiacchiericcio che si consuma all’inaugurazione di eventi di questo genere con frasi ad effetto e parole di circostanza pronunciate dai BIG ai vari ordini e gradi (assessori, dirigenti, presidenti, consiglieri, ecc. a proposito, il Ministro Gnudi ha dato buca), alle dieci del 18 maggio si taglia il nastro e si apre la fiera agli operatori.

Si parte con lo stand della Regione Toscana che ha ricostruito una sala di un museo per ambientarvi l’esposizione, attaccando alle pareti stampe del patrimonio storico, artistico e culturale che la Regione offre. Idea molto carina ma isolata. Infatti, girando e rigirando tra gli altri stand, l’impressione è stata quella delle classiche fiere standardizzate: box, tavolino e quattro brochure buttate lì.

Sinceramente, da una fiera dedicata all’arte e al turismo culturale mi aspettavo un po’ più di creatività da parte degli espositori. L’istituto di ricerche storiche e archeologiche di Pistoia, con il suo stand, è stato l’unico capace a distinguersi dalla massa, dando un ruolo marginale a brochure e simili che dovevano farsi spazio tra oggetti espositivi e personaggi in costume.

Stand dell’Istituto di ricerche storiche e archeologiche di Pistoia

Infatti, tutti fotografavano e attratti chiedevano informazioni, chiacchieravano con le hostess, postavano online e facevano il carico di brochure e materiale informativo. Si sa, anche l’occhio vuole la sua parte e non c’è da fare troppi sforzi per accontentarlo!

Come dicevo all’inizio, workshop e seminari hanno condito i tre giorni di fiera con interventi interessanti e di qualità. Personalmente e con molto piacere ho (ri)assistito alla presentazione di Tourist Esxperience Design con Maurizio Goetz e Andrea Rossi di cui già vi avevo parlato; ho seguito un’ora di Euromeeting rivelatosi un po’ deludente trattando argomenti scontati: tutti sanno che il turismo è ricchezza, che potrebbe essere di supporto all’uscita dalla crisi, che è il terzo settore più redditizio a livello europeo e bla, bla, bla… Ho seguito, poi, l’intervento di Emilio Becheri, (mio) docente di Economia dei Beni e delle Attività Culturali dell’Università di Firenze, il quale ha presentato lo stato dell’arte e le tendenze della domanda e dell’offerta del turismo culturale; ho assaporato l’intervento di Laura Rolle, esperta di semiotica del marketing turistico dell’Università di Torino; quello di Pier Luigi Sacco incentrato sul binomio cultura – ricchezza (non solo e per forza economica); il seminario sulla valorizzazione turistica dei territori basata su eventi e attività culturali e quello sul posizionamento strategico di una destinazione facendo leva su identità, tradizione e cultura locale.

Al di la dei seminari e fermo restando che la fiera ha avuto un’organizzazione impeccabile, mi faccio e vi rivolgo qualche domanda che esplicita un po’ il senso di questo post. Considerando i cambiamenti radicali del mercato turistico, quanto è utile agli operatori partecipare a fiere di questo tipo? Non è forse arrivata l’ora di cambiarne un po’ il format? In un settore in costante evoluzione, cos’è essenziale nei rapporti fieristici B2B e B2C? Cosa potrebbe davvero fare la differenza e dare nuova linfa vitale a questa tipologia di eventi?

Se avete altre domande, se avete le risposte a quelle presentate, se avete partecipato, se volete insultarmi (con garbo) o cose del genere, commentate!

Pasquale Stroia

6 commenti

  1. Se questo è stato un “evento” credo che l’organizzazione ha molto ma molto da lavorare. lo dico da Buyer. Saluti Alessandro

    1. Alessandro, ti ringrazio per il commento. Ovviamente tra visitatore e buyer le sensazioni, le impressioni e le aspettative possono divergere. Infatti, ho chiesto di commentare purché ogni commento possa espandere e arricchire di considerazioni il mio post. Grazie ancora!

      1. quale è il valore aggiunto di questa fiera?
        I padiglioni mezzi vuoti con richieste alte per gli standisti fino al martedì mattina pre fiera per uno stand 2 x 2.
        valore aggiunto rispetto ad un BIT di Milano? nessuno.
        valore aggiunti per la tipicità del “art”: nessuno.
        lo dico perchè mi è dispiaciuto, pensavo meglio.
        Credo che per fare bene le cose il giorno dopo la fiera ci voleva un atto pubblico di “ci dispiace” ma è solo l’inizio. Invece è stato un “cavolo come siamo stati bravi”. Sarà.

  2. penso che alla “prima” di ogni evento un po’ di delusione ci stia, perché solitamente si tratta dell’evento “pilota”, quello in cui si sperimenta un po’ per capire se le proprie strategie funzionino o meno…a parte i seminari che, da quanto mi sembra di capire, sono stati parecchio interessanti e ben organizzati (vorrei vedere i tuoi appunti!😀 ), credo che gli stand vengano ancora concepiti, come tu stesso rimarchi, in maniera classica e standardizzata. salvo rare eccezioni, si intende. ma veniamo alle tue domande: 1.quanto è utile agli operatori partecipare a fiere di questo tipo? beh, penso che valga sempre la pena di partecipare, perché ha l’opportunità di confrontarti con realtà diverse dalla tua e magari prendere spunto da idee originali dei tuoi pari, oppure seguire dei seminari sugli argomenti più disparati, che comunque non fanno mai male…insomma, secondo me gli eventi di questo tipo sono molto utili per gli operatori. 2. Non è forse arrivata l’ora di cambiarne un po’ il format? decisamente sì, sarebbe ora di inventarsi qualcosa di più coinvolgente e creativo! come ti ho accennato (spero presto di riuscire a scrivere anche un post a riguardo, ma sono un po’ …nella melma!), ormai due settimane fa sono stata al salone del libro di torino: il format è lo stesso di una fiera tradizionale (stand, box, brochure, qualche incontro con qualche autore), e nemmeno io ho trovato uno stand che si distinguesse in maniera decisa. tranne forse il piccolo box di un portale di ebooks, che ha scelto di stampare 10 “libriccini” tra le centinaia di pubblicazioni degli autori iscritti, per regalarli a chi si avvicinasse a curiosare: i libriccini, all’interno, erano assolutamente bianchi, perché il libro vero e proprio stava online, tra le pagine del portale, opportunamente mostrato sullo schermo alle spalle degli espositori! 3. In un settore in costante evoluzione, cos’è essenziale nei rapporti fieristici B2B e B2C? secondo me il confronto, lo scambio di idee ed il coinvolgimento, sia per il B2B che per il B2C…si può imparare tanto dagli altri e, viceversa, anche gli altri potrebbero imparare qualcosa da noi🙂 4. Cosa potrebbe davvero fare la differenza e dare nuova linfa vitale a questa tipologia di eventi? …ehm…professore, non ho studiato abbastanza: mi interroga la prossima volta?😛
    (scusa se ti ho rubato tanto spazio….!)

    1. Impeccabile commento, come sempre! Solo una precisazione: quando chiedo se è utile per gli operatori, intendo se è utile acquistare un box alle fiere [mi sono espresso male].
      P.S.: Gli appunti temo di averli persi tutti non salvando il file sull’iPad:/

  3. …o magari ho capito male io🙂
    peccato per gli appunti! ma grazie x il report sulla tua esperienza!😀

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