CONSULENTI DI NOI STESSI

Improvvisiamo di meno, studiamo di più!

Si sa, l’Italia è il Paese che registra il minor tasso di professionalità nel settore turistico in termini di preparazione, formazione, qualità delle prestazioni e dei servizi e nello sviluppo di progetti valevoli in materia turistica. Il livello di formazione degli addetti risulta essere inadeguato per un Paese che dovrebbe vivere di turismo: solo il 17% dei nostri operatori ha un livello di studi superiore o universitario, rispetto al 35% della media dei nostri competitor europei. Una simile situazione condiziona il cattivo funzionamento del sistema turistico italiano, generando un’offerta inadatta e insoddisfacente che fatica ad adeguarsi ai repentini cambiamenti interessati dal settore.

Sul lato dell’offerta formativa, in ambito turistico e non, l’Italia lascia davvero a desiderare. Gli istituti tecnici vengono considerati di serie B, i corsi di laurea -in chiusura in mezza Italia –  risultano spesso ‘arrangiati’ e mal organizzati e non badano agli obiettivi formativi dello studente. Probabilmente si continuerà a immettere sul mercato ‘professionisti’ a metà.

Da sempre, in Italia e con particolare riferimento ai piccoli comuni, l’albergatore è spesso un improvvisato investitore e l’esperto di turismo è spesso anch’egli un improvvisato presidente della Proloco. Sto generalizzando con la piena consapevolezza che in qualche occasione si presentano soggetti tutt’altro che improvvisati, ma purtroppo la situazione più comunemente diffusa è la prima descritta. Dei problemi strutturali e finanziari dei piccoli comuni ne ho già accennato più volte e proprio in virtù di questo limite si dovrebbe pensare ad una migliore organizzazione delle risorse (economiche e umane) in modo da abilitare i soggetti operanti su un territorio per una seria ed efficiente governance territoriale in ambito turistico. Questa si chiama formazione! Quindi, il presidente della Proloco sarà preparato a svolgere le proprie mansioni e l’albergatore sarà consapevole del ruolo manageriale che gli compete.

Imparando i meccanismi evolutivi del mercato turistico, soggetto a mutamenti continui, sarà più semplice inseguirlo, cavalcarlo e con un po’ di lungimiranza guidarlo nei cambiamenti, combattendo l’arretratezza che ormai ci caratterizza.

La formazione e lo studio sono certamente dei tasselli essenziali per la formulazione di strategie vincenti ed oggi, con internet, tutto è a portata di click: rapporti sul turismo, relazioni scientifiche, tesi di laurea, studi di settore, banche dati, social network, ecc. Fonti, queste, indispensabili alla corretta conoscenza del settore in cui operiamo che formano la base per un solido progetto.  Arrivi e presenze come dato quantitativo, servono a poco e non permettono più di classificare una destinazione; c’è la necessità di andare ad indagare a fondo in ogni ‘arrivo’ che una destinazione registra. Oggi le destinazioni si costruiscono con le comunità e con i turisti studiandone bisogni e comportamenti.

Insomma, improvvisiamo di meno e studiamo di più! Siamo consulenti di noi stessi e formuliamo i nostri progetti in base agli scenari del mercato di riferimento. Proprio come un sarto taglia un vestito su misura del committente!

E nel tuo comune come funziona? Raccontaci la tua con un commento!

That’s all folks!😉

Pasquale Stroia

4 commenti

  1. Pasquale in parte condivido ciò che scrivi, anch’io sul mio blog (http://albertocorrera.blogspot.it/) ho avuto modo di scrivere che bisogna assumere laureati ovvero “gente” che ha un percorso di studi valido. Pur tuttavia attenzione al fatto che si impara con un click sfogliando internet, cosi come attenzione anche che a generalizzare, un esperienza ventennale è 10 volte superiore ad un qualsivoglia corso di laurea, La pratica e la teoria sono due mondi molto distinti e separati. Pur vero che esiste un proliferare di improvvisati specie nel settore turistico ed in particolare in alcuni settori specifici, che non cito per non essere “poco simpatico”. Per ciò che concerne alcuni aspetti, bisogna dire due cose: Gli hotel in italia sono spesso propietà di “palazzinari” che assumo un pò come viene (certamente non tutti ovviamente)tramite le famose conoscenze italiche, le agenzie di viaggio e tour operator sono spesso a conduzione familiare, dove si assume per conoscenza (con contratti più o meno solidi), compagnie aeree idem con patate, si salvano solo in parte le grandi OTA, essendo multinazionali ed avendo una visione meno clientelare. Per ciò che concerne gli uffici pubblici del turismo, via concorsi peggio mi sento, infatti non dovremmo necessitare di destination manager e affini, in quanto queste persone sono state appunto assunte per promuovere nel migliore dei modi l’assetto locale piccolo o grande che sia. Quindi non è un fatto di studio o università ma qualcosa di molto più radicato che in parte si tenga di estirpare, gioco spesso non facile, ti assicuro !!!!!!!

    1. Alberto, concordo pienamente. L’esperienza vale più di 10 lauree. La mia è stata solo una ‘fotografia’ di piccole realtà che sfruttano male il loro potenziale turistico. Non era mia intenzione affermare che con internet ci si può formare bene; piuttosto intendevo dire che abbiamo una infinità di fonti alle quali attingere, immediate e che non richiedono investimenti economici per accedervi.
      Infine, credo che la conduzione familiare di imprese turistiche non ne giustifichi la carenza formativa e professionale degli operatori.
      Ti ringrazio per il commento!

      1. Pasquale ovvio, avevo ben capito il senso ovviamente. Per le aziende a conduzione ecc ecc, discorso molto complesso che non possiamo purtroppo liquidare con 2 battute, ma ripeto è tutto il sistema da “riformare” , per questo spesso sono accusato di essere un giacobino, ma se per giacobino s’intende una certa moralità ed etica rivoluzionaria, sono bel lieto di essere un giacobino.

  2. […] conoscere il mercato per la formulazione di una strategia di promozione adeguata, ne parlavo nel precedente post. Così come sappiamo quant’è importante misurare e monitorare i risultati delle azioni […]

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