[QUELLO CHE POTREBBE ESSERE] IL CASO ‘EDDIE LANG JAZZ FESTIVAL’

Da oltre vent’anni a Monteroduni, piccolo borgo della provincia di Isernia, l’Eddie Lang Jazz Festival scrive importanti pagine della storia del jazz italiano e internazionale.

Per una settimana, il piccolo comune molisano si trasforma in una grande e importante vetrina del mondo jazzistico ospitando artisti, studenti, docenti, turisti e appassionati e regalando ore di musica ininterrotta dalle 9,00 del mattino all’alba del mattino seguente. Seminari, masteclass, concerti, jazz aperitif, jam session, piazze affollate ed eventi correlati in un tripudio di emozioni animate da un gruppo di organizzatori volontari. Il festival è dedicato al genio di Eddie Lang, ovvero Salvatore Massaro, un musicista nato a Philadelphia (1902) e vissuto a New York quando i genitori da Monteroduni emigrarono in America. Distintosi come uno dei migliori specialisti di chitarra ritmica di tutti i tempi, Lang ha permesso oggi di essere ricordato dai suoi compaesani con un festival a lui dedicato in uno scenario unico al mondo: quello del Castello Pignatelli di Monteroduni e dell’intero borgo medievale quale palcoscenico a cielo aperto dell’intera kermesse musicale.

Questo post è dedicato non al ricordo dell’artista o alla promozione del festival, attività già portate avanti da chi sa farlo molto meglio di me (Leggi qui); ma vuole produrre qualche riflessione ‘tecnica’ sull’evento e gli sviluppi che questo potrebbe generare se integrato in una pianificazione turistica studiata e incentrata su di esso.

Monteroduni è un piccolo comune di appena 2.349 ab. o giù di lì, con un centro storico e un centro antico interessante, un patrimonio ambientale e naturalistico variegato e di tutto rispetto, una lunga storia e una ricca tradizione (alcuni atteggiamenti, detti e modi di fare vengono tramandati da secoli). In un contesto dominato da storia, storie, cultura, tradizione, architetture, paesaggi, ecc., l’Eddie Lang Jazz Festival resta l’evento e il ‘prodotto’ cardine dell’estate monterodunese e uno dei principali a livello regionale, in grado di attratte qualche migliaio di spettatori in ogni edizione con provenienza sia italiana che estera. Fortemente legato al territorio, integrandosi perfettamente al contesto che per quella settimana diventa parte attiva dell’evento (ad es. le case del centro storico che normalmente sono disabitate vengono affittate, gestite e coordinate quasi ad imitare un albergo diffuso), il festival non ha purtroppo continuità con gli elementi circostanti e non permette di fornire un’esperienza completa ai partecipanti. Il Comune di Monteroduni, di per sé, non ha mai dato peso alla propria vocazione turistica, e quella di non aver fatto leva su un personaggio appartenente alla storia locale e su un evento ventennale come il Festival Eddie Lang, è a mio avviso un’opportunità (tra le altre) inutilizzata. Si potrebbe partire proprio da qui per un progetto turistico che veda l’immagine del Festival e di Eddie Lang legata a quella della destinazione Monteroduni. Una pianificazione turistica costruita sul personaggio e sull’evento che costituisca un’offerta singolare, di nicchia (probabilmente), esperienziale e fortemente targhettizzata con itinerari, servizi turistici, elementi funzionali al turismo (ricettività, ristorazione, bar, centri accoglienza e informazioni, segnaletica, aree e spazi aperti, ecc.),  tutti progettati ad hoc e secondo le finalità descritte: costruire un’offerta turistica esperienziale intorno alla figura di Eddie Lang e del Festival a lui dedicato. Il turista arriva, visita i luoghi di interesse, partecipa ad attività a tema, alloggia in una struttura adeguata all’offerta proposta, frequenta ristoranti, bar e affini attenti a fornire servizi pensati ad hoc e nella settimana del festival partecipa all’evento. In fondo tutti hanno un bel paesaggio, una bella chiesa o un bel castello; solo Monteroduni però ha l’Eddie Lang!

Il turismo di massa non funziona più, la domanda di vacanza unica ed esperienziale cresce; per i piccoli comuni ‘l’opzione turismo’ non può più essere rimandata.

Pasquale Stroia

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