Vi racconto un po’ dell’Assise dell’Ospitalità Italiana

“L’accoglienza è il maggior punto di forza del nostro Paese e spesso vale più della promozione e del marketing. Noi siamo leader nell’accoglienza.”

È così che Giancarlo Dall’Ara avvia i lavori della Terza Assise dell’Ospitalità Italiana.

La nostra è un’accoglienza “calda e relazionale” che rende più di qualsiasi fiera o campagna pubblicitaria. Ma mancano regole per cui l’accoglienza viene affrontata in maniera spontanea che se per certi versi produce effetti positivi (autenticità, simpatia, genuinità); per altri può produrre effetti negativi (maleducazione, rifiuto). In Italia si gioca la carta della professionalità che rischia, secondo Dall’Ara, di produrre troppa standardizzazione nei servizi offerti.

L’accoglienza, piuttosto, deve essere condivisa con un territorio, per questo, è necessario un “progetto di accoglienza” che riconosca, tra l’altro, il ruolo centrale di uno IAT quale regista dell’animazione sul territorio e diventi partner ideale degli operatori turistici.

Perché l’accoglienza torni ad essere un fattore di differenziazione del nostro Paese, questa dev’essere insegnata fin dalle scuole elementari.

D’altro canto, le organizzazioni turistiche si ritrovano ad affrontare la rivoluzione del web che non può essere più ignorata nemmeno da chi si occupa di informazione e accoglienza al turista, bensì dev’essere integrata nelle attività che uno IAT è abituato a svolgere. Il boom degli smartphone, inoltre, rivoluziona i tempi di una vacanza e modifica i comportamenti dei turisti, quindi, mischia le fasi di una vacanza (pre – in e post viaggio) il che richiede un cambiamento nelle strategie di marketing.

Questi, in sintesi, i punti toccati dal Prof. Dall’Ara coordinatore, tra l’altro, del panel di cui ho fatto parte: “Informazione e Accoglienza 2.0”.

Nel mio intervento ho messo in luce quelli che a mio avviso sono le funzioni che il personale addetto in uno IAT debba integrare nel proprio lavoro ordinario. Attività che iniziano e si concludono on-line, rispettivamente da quando un turista formula l’idea di fare una vacanza a quando questo ritorna nella sua residenza abituale. L’informazione e l’accoglienza al turista inizia ben prima che questo si rechi nella destinazione, quindi, ho sottolineato quanto il lavoro on-line non debba esser considerato un lavoro aggiuntivo, ma l’evoluzione delle attività normalmente svolte da uno IAT. A titolo d’esempio, non avere un sito e/o una pagina facebook, equivale a non avere una linea telefonica in ufficio.

Nell’ultima parte ho presentato il lavoro svolto fino ad oggi a Tavarnelle Val di Pesa, il piccolo comune in provincia di Firenze, dimostrando come uno IAT tradizionale possa progressivamente trasformarsi in uno IAT 2.0.

Numerosi sono stati gli altri interventi che trovate riassunti Qui, in un articolo dell’ANSA.

Colgo l’occasione per ringraziare tutta l’organizzazione e tutti quanti ho conosciuto in questa splendida occasione, persone cordiali e disponibili, in particolar modo Giancarlo Dall’Ara che mi ha invitato a prender parte di questo evento. Torri Del Benaco, poi, un paesino davvero suggestivo!

Pasquale Stroia

2 commenti

  1. […] Perché l’accoglienza torni ad essere un fattore di differenziazione del nostro Paese, questa dev’essere insegnata fin dalle scuole elementari. (…) Nel mio intervento ho messo in luce quelli che a mio avviso sono le funzioni che il personale addetto in uno IAT debba integrare nel proprio lavoro ordinario. Attività che iniziano e si concludono on-line, rispettivamente da quando un turista formula l’idea di fare una vacanza a quando questo ritorna nella sua residenza abituale. L’informazione e l’accoglienza al turista inizia ben prima che questo si rechi nella destinazione, quindi, ho sottolineato quanto il lavoro on-line non debba esser considerato un lavoro aggiuntivo, ma l’evoluzione delle attività normalmente svolte da uno IAT. A titolo d’esempio, non avere un sito e/o una pagina facebook, equivale a non avere una linea telefonica in ufficio”  [clicka qui per leggere tutto l'articolo] […]

  2. Claudio La Porta · · Rispondi

    Che il popolo itliano sia caldo e simpatico non ci sono dubbi, ma che si parli di accoglienza in Italia è ridicolo. Un esempio: arrivato all’aeroporto di Bologna per andare alla stazione esiste l’Aerobus. Costo del biglietto orgogliosi 6,00 €. Ma se dopo un paio di ore a sedere nell’aereo vi volete sgranchire le gambe, camminando lungo la strada per circa 250 mt (senza marciapiede) ed ulteriori 250 mt sempre in direzione centro città ma adesso sul marciapiede, si arriva alla fermata de 81/91 che portano entrambi alla stazione per…. 1,20 €!!!
    Il meglio è che ho visto passare l’Aerobus, che comunque ha la stessa frequenza dell’81 e 91 o forse addirittura una frequenza inferiore, strapieno, mentre il 91 era vuoto. Mi sono comodamente seduto e sono arrivato in stazione in meno di 30′.
    Purtroppo i turisti non sono più visti come ospiti nel nostro paese da tempo, e non solo nel nostro, bensì sono “polli da spennare”. Se credete che non se ne accorgano, vi sbagliate. Nella migliore delle ipotesi, i meno svegli al rientro commentano che l’Italia è cara, mentre gli altri se ne vanno rattristiti e lo trasmettono ad amici e conoscenti.
    Ci sono locali che offrono pranzo con pizza, bibita e caffé a 7,00 €, altri che con 10,00 € offrono il “prazo di lavoro”, ma se andiamo in aree turistiche queste offerte scompaiono e si passa a 20-30,00 €.
    In tutto il mondo arrivi ed esiste la metropolitana eventualmente di superficie, che collega l’aeroporto alla città: In Italia c’è l’autobus che minimo costa 5-6,00 €. È una vergogna, ma soprattutto è un cattivo esempio per tutti i gestori di imprese legate a questo settore.
    Ryanair è l’esempio pratico di come funziona il mondo: dove arrivano i loro voli si crea automaticamente un movimento di migliaia di persone diariamente, con un indotto spaventoso.
    Quindi la domanda che si pone è: meglio avere 100 turisti che pagano 100,00 € al giorno o averne 1.000 che ne pagano 50,00?? Quale delle due opzioni crea più posti di lavoro? Quale distribuisce meglio il reddito che ne deriva? Inltre dei 100 che spendevano 100,00 € verranno lo stesso 10 o 20 che spendono indifferentemente da tutto, quella cifra perchè più esigenti.

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