La forza dei piccoli

Dear Suzanne...

Non può esserci turismo senza ricettività.

L’avrò letto qualche decina di volte in molti manuali. Ma quanto ha ancora senso questa affermazione?
Probabilmente il concetto è valido, ma va contestualizzato.
In territori a forte interesse storico, artistico e culturale, quindi a forte vocazione turistica, il problema non si pone. I turisti arrivano da secoli e da secoli viene offerto loro un posto per dormire.
I territori che hanno una vocazione turistica ma faticano ad esprimerla, registrano una bassa capacità ricettiva se non una totale assenza di strutture dell’ospitalità. Ho visto alberghi chiudere per insufficienza di flussi turistici.
Mi riferisco proprio a quei piccoli e micro territori che sempre più stanno facendo gola ai viaggiatori di questo millennio, coloro che fruiscono di viaggi fuori dai circuiti tradizionali alla scoperta dell’Italia nascosta, a caccia di un’esperienza autentica, slow, sempre meno da turista, sempre più da locale.

Pensiamoci: l’Italia ne è piena.

Riflettiamoci: stiamo rispondendo a questa nuova (?) domanda?

Credo che mai come in questo periodo i piccoli territori possano alzare la voce per offrire soluzioni alternative al solito turismo, facendo forza su tre leve che ho individuato e sto analizzando nel mio lavoro di Tesi: il marketing, le persone, il web. A patto sempre che la soluzione sia alternativa per davvero!

Ma torniamo al quesito:
[se] ricettività = turismo
[allora] piccoli territori = assenza/scarsità capacità ricettiva = no turismo.

Io non sono tanto d’accordo perché la soluzione potrebbe trovarsi grazie al giusto mix tra la volontà di una comunità locale unita all’utilizzo degli strumenti e dei canali di cui oggi disponiamo.

Mi spiego.
Durante il BTO 2012 ho seguito con attenzione il panel “Questa casa non è un albergo”, discusso dai big che della ricettività non convenzionale (attenzione non parlo propriamente di extralberghiero) ne hanno fatto il loro modello di business (Andrea La Mesa di  Airbnb, Xavier Rousseleau di Homeaway, Giuseppe Mozzillo di Wimdu e Michele Diamantini di Interhome). Il dibattito è stato incentrato principalmente su questioni tecniche più che all’analisi del fenomeno, ma è stato sufficiente a farmi pensare:

Domanda Airbnb

La domanda, proposta anche in pubblico oltre che via twitter, per sovrabbondanza di contenuti durante il dibattito, non ha trovato risposta in quella sala.

La volontà dei locali unita all’utilizzo di strumenti e canali come Airbnb (esempio su tutti) potrebbe coadiuvare lo sviluppo turistico di un piccolo territorio in fase di esplorazione?
Quali conseguenze positive e/o negative potrebbero generarsi?

Così, ancora una volta, anche nel caso proposto, si pongono i residenti come il motore del turismo, gli attori protagonisti, l’anima di un territorio.

Se vi va di partecipare ai quesiti proposti, lasciate un commento!😉

Pasquale Stroia

fonte immagine

One comment

  1. Mai come adesso i piccoli possono alzare la voce! Lavoriamoci sù!

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