Il turismo rurale come leva per lo sviluppo locale

Ho il grandissimo piacere di ospitare un post scritto da un’amica, prima che collega, con la quale ho condiviso il percorso di Laurea Magistrale a Firenze. Si tratta di Silvia Cimei, studentessa del Corso di Laurea in Progettazione dei sistemi turistici che sta svolgendo un progetto di ricerca in Costa Rica molto interessante. Non rubo altro tempo, dico solo grazie per aver deciso di condividere con noi questa esperienza; il resto ve lo racconterà direttamente lei!😉

Il turismo rurale come leva per lo sviluppo locale

Racconto di una studentessa italiana in Costa Rica

di Silvia Cimei

In un’era come la nostra,  fatta  di crisi economica e disoccupazione, la nostra generazione, parlo di quella che entra o almeno cerca di entrare oggi nel mondo del lavoro, si trova di fronte a una situazione dove non può far altro che rimboccarsi le maniche e cercare alternative innovative per rialzare l’economia del paese.

Il turismo può portare dei grandi benefici a livello economico in termini occupazionali e quindi di ricchezza. Può essere un’alternativa di sviluppo locale poiché attiva nuove imprenditorialità e dinamicizza quelle già esistenti, generando posti di lavoro. Una buona pianificazione e gestione delle risorse e soprattutto l’uso di pratiche sostenibili possono sviluppare un forma di turismo che rispetti e preservi l’ambiente naturale e che sia di supporto alle comunità locali. Tutto sta a trovare un equilibrio in cui la sostenibilità economica attraverso il turismo rurale, diventi un pilastro della conservazione ambientale.

E’ una possibile alternativa ma non la sola in quanto deve essere di supporto a un’altra attività economica locale in declino, come in questo caso quella rurale.

L’esperienza che vorrei raccontare riguarda il mio intervento al Seminario “Estrategias para el empleo en territorios rurales” che l’Università Nazionale della Costa Rica ha organizzato poiché la disoccupazione nelle aree rurali è una piaga di questo Paese.

Il mio contributo al seminario si è focalizzato sul racconto di una esperienza lavorativa, sviluppata l’anno passato, di creazione di “Strada” turistica in una zona rurale di Malta.

Si trattava di un progetto dell’MTA (Malta Tourism Authority), l’organo esecutivo del Ministero del turismo di Malta, il quale aveva come obiettivo principale quello di sviluppare itinerari turistici non tradizionali in aree rurali per lo sviluppo locale sostenibile.

La strategia metodologica è stata sviluppata su tre livelli:  1) Raccolta dei dati : identificare gli stakeholders, selezionare i siti con potenziale turistico, fare un diagnostico sulla offerta turistica presente; 2) Necessità finanziarie esistenti e possibili risorse e fondi da reperire a livello nazionale e soprattutto europeo; 3) Implementazione dell’itinerario attraverso il lancio di un progetto pilota che conteneva le prime 5 località. Un’azione concreta resa possibile attraverso il coordinamento e la sistematizzazione con i comuni e i diversi attori per creare, in forma partecipativa, l’itinerario turistico.

Gli strumenti che, molto facilmente, si utilizzarono furono:  riunioni, seminari e workshop. Ci tengo a dire che Malta è un isola di 316 km2 e per la sua estensione territoriale limitata presenta notevoli agevolazioni a livello di organizzazione e di comunicazione tra i diversi attori.

Le risorse turistiche presenti nella zona interessata dal progetto furono di vario genere: naturali, paesaggistiche, artistiche, religiose. Presentavano un attrattivo di medio livello e un grado di accessibilità al turista molto basso: segnaletica totalmente assente, difficoltà a reperire una mappa turistica, etc. Soprattutto, erano risorse totalmente disaggregate l’una con l’altra e in qualche caso anche contese tra i comuni che, invece di collaborare per preservarle e mantenerle, si facevano la “guerra” al dominio.

Malgrado alcune criticità, le località presentavano un elemento in comune e  di differenziazione rispetto agli itinerari tradizionali: una forte identità culturale basata su antiche tradizioni gastronomiche, preziose tecniche di artigianato e folcloristiche e feste popolari. Questo è stato l’elemento di unione e aggregazione dell’ itinerario.

Non a caso il progetto si chiamava “ Discovering Malta Through its people and culture”  dove l’attrattiva principale era l’autenticità della gente e l’esperienza che il turista poteva provare visitando quei luoghi incontaminati e rappresentativi del Paese.

E’ stato di fondamentale importanza lavorare con le comunità e in particolare con le istituzioni comunali affinché siano state altamente formate  sull’accoglienza turistica e consapevoli delle risorse del proprio territorio.  Abbiamo quindi organizzato oltre a seminari di formazione che facevano incontrare esperti in turismo con gli addetti al turismo dei comuni, workshop collaborativi per la creazione dell’itinerario dove la comunità  faceva da protagonista e a cui veniva data la possibilità di venire direttamente in contatto con le istituzioni governative.

Questi itinerari sono scaricabili dall’applicazione per smartphone di Visitmalta  e si trovano nei due siti web più famosi. (http://www.visitmalta.com/en/itineraries)

Oggi mi trovo in Costa Rica lavorando ad un progetto simile. Cerchiamo di sviluppare un itinerario turistico in un area totalmente rurale. Si incontrano mille difficoltà in più, dove ciò che manca di più è la presenza di strutture e infrastrutture e dove si percepisce una distanza molto forte con le istituzioni. Non a caso questo progetto si trova all’interno di un piano di sviluppo locale e che si presuppone di far crescere il territorio sotto diversi punti di vista: culturale, sociale, economico, istituzionale. Il cammino è abbastanza lungo ma noto una forte partecipazione delle comunità. Alle assemblee e ai seminari di formazione alle comunità, che si svolgono in umili saloni comunali, la gente viene numerosa e sorridente anche se fanno 40 gradi e di certo non c’è aria condizionata. Sempre, prima di iniziare, una preghiera: Grazie Dio per averci mandato questa gente che ci è venuta ad aiutare a creare un futuro migliore per i nostri figli.

Credo che il turismo, quello buono e rispettoso, possa essere un’alternativa di sviluppo locale, di supporto all’attività rurale. Oltre ad attivare nuove attività economiche, dinamicizza quelle già esistenti, facilità la cooperazione tra le comunità locali e fortifica l’identità culturale preservando tradizioni e costumi popolari. Inoltre, potenzia la creazione di capitale sociale e porta i governi locali ad assumere un ruolo protagonista nello sviluppo della comunità e gli insegna ad assumere un ruolo più vicino alla cittadinanza e al territorio.

Per contattare Silvia: silviacimei@gmail.com; Twitter @SilviaCimei

Un momento della presentazione del progetto in Costa Rica

Un momento della presentazione del progetto in Costa Rica

3 commenti

  1. Anche io Credo che il turismo possa essere diventare base di sviluppo locale, di supporto all’attività rurale. Una buona gestione delle risorse e soprattutto l’uso di pratiche sostenibili possono sviluppare un forma di turismo che rispetti e preservi l’ambiente naturale e che sia di supporto alle comunità locali. Riuscirebbe ad attivare nuove attività economiche, rendere più dinamiche quelle già esistenti, faciliterebbe la cooperazione tra le comunità locali e fortificherebbe l’identità culturale preservando tradizioni e costumi popolari. Cosa se non questo potrebbe creare una sorta di societing?

    1. Ciao!
      Condivido in pieno quanto detto, con me sfondi una porta aperta🙂
      Nel tuo commento hai toccato molti dei temi oggetto di studio da parte mia, ormai da diverso tempo. Dato il tuo interesse, se non lo hai ancora fatto, ti invito a scaricare “Accoglienza Diffusa e Storie Locali” per un approfondimento: https://costruireturismo.com/2013/11/15/strategie-collaborative-per-il-turismo-in-piccoli-territori/

      Ti ringrazio molto per aver lasciato il tuo contributo e continua a seguirci partecipando alla discussione dei temi proposti!😉

  2. Maria Luisa · · Rispondi

    Non solo condivido pienamente quanto scritto in questo articolo ma ho un esempio concreto da portare che mi fa sentire orgogliosa di essere toscana. Concordo col fatto che il turismo possa portare enormi benefici economici e mi soffermerei soprattutto sulle opportunità occupazionali e sulla possibilità di sviluppare aree rurali. Nell’esempio che vi porto si parla di un piccolo paese vicino Pisa, Peccioli, in cui grazie ad un’idea i cittadini stanno unendo le loro forze per ristrutturare 40 casolari rurali e generare nuove strutture che verranno destinate ad attività turistiche. Trovo che sia un modo geniale per motivare gli abitanti di un territorio a rimboccarsi le maniche e creare opportunità e a rispolverare l’attrattività della propria terra che seppur piena di bellezza a volte rischia di essere dimenticata. Spero davvero che il progetto vada in porto e che la Valdera venga riscoperta perché la conosco e la trovo stupenda. Grazie per questo articolo di ispirazione.

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