#BTO2013: C’è un’Italia che si sporca le mani e fa. Il mondo ci sta cercando.

«Tiriamo fuori il coraggio, miglioriamo le nostre capacità di narrazione, mettiamo competenza nelle Istituzioni» è con queste parole, quelle di Oscar Farinetti in videomessaggio da Chicago, che esordisce BTO 2013. Un’edizione, questa, che ha messo al centro la capacità unica di noi italiani nel “fare turismo”.

BTO 2013

Certo, c’è tantissimo lavoro da fare non solo in comunicazione e distribuzione online, ma a sentir parlare chi in questo Paese deve agire da facilitatore e abilitatore dei processi, pare si stia lavorando in maniera strutturata affinché il Turismo in Italia possa godere di importanza primaria.

A livello mondiale, l’industria turistica è in rapida evoluzione: ogni giorno nascono idee che facilitano e supportano i viaggiatori in ogni fase della vacanza; il mobile continua a crescere in maniera esponenziale soprattutto integrandosi nel social; i contenuti di valore l’hanno vinta nel marasma della multicanalità in cui fa capolino l’espandersi delle prenotazioni last-minute che richiedono, appunto, rapidità e facilità di utilizzo delle piattaforme. Ma senza una strategia di business non può esistere una strategia di distribuzione che richiede un approccio olistico nella sua progettazione.

Italia, Cultura e Turismo

Certo, con la Cultura, in Italia, si mangia. Aggiungo che potremmo rischiare l’obesità se il sistema funzionasse:

  • Solo il 50% dei musei italiani ha un sito web;
  • Solo il 40% dei musei italiani ha personale in grado di parlare in inglese.

Così, giusto per dirne un paio.
«Non è un peccato coniugare economia e cultura» ecco, URLIAMOLO, «ma soprattutto serve “unire i puntini” e cominciare ad avere la consapevolezza che cultura e turismo non sono due funzioni da abbinare per risparmiare una poltrona, come avviene in molte amministrazioni locali».

E poi la Reputazione…

Quanti musei si preoccupano di misurare la loro reputazione (on e offline)? Quante destinazioni sono consapevoli del cambiamento del paradigma di costruzione della loro reputazione che influenza le scelte dei viaggiatori? È un argomento di difficile trattazione, così come di difficile gestione (la reputazione) dal momento che la PA o comunque le DMO pubbliche possono intervenire solo in minima parte. In effetti, l’indice reputazionale di una destinazione proviene in larghissima parte dalla qualità dei servizi offerti sul territorio, quindi gestiti da privati. Solo con azioni sulla lunga filiera degli operatori (non solo strettamente turistici) è possibile influenzare positivamente la reputazione di una destinazione.

Il 68% delle persone cercano online prima ancora di decidere la destinazione ed è bene ricordare che esiste una forte correlazione tra destination reputazion e ritorni economici per gli operatori: tanto più cresce la reputazione di una destinazione, tanto più crescerà il fatturato degli operatori locali.

Una destinazione empatica ascolta, comunica, analizza, reAgisce.  A Parigi, ad esempio, a fronte della cattiva reputazione dei francesi in materia di accoglienza, hanno attivato un programma di educazione degli operatori fatto di formazione, guide esplicative e canali web dai quali attingere informazioni operative per migliorarsi: Do you speak Touriste?
L’Italia, intanto, perde in autenticità secondo Futurebrand.

Souvenir d’Italie

Il day one della sesta edizione di BTO – Buy Tourism Online si conclude con “Souvenir d’Italie – un oggetto per un progetto”, bellissimo e emozionante incontro tra coloro che gestiscono i canali online delle destinazioni italiane (principalmente Regioni), ENIT e Italia.it  per scambiarsi idee e progetti a miglioramento e supporto della comunicazione e promozione della Destinazione Italia.
Anche il Molise ha preso parte a questa iniziativa grazie all’intervento di un operatore termolese, Dimora Monsignore, arrivato in finale agli Hospitality Social Awards!

Il mondo ci sta cercando

Il Made in Italy, l’Italia sono brand fortissimi in Rete, il mondo ci sta cercando, ma alla domanda online non corrisponde un’offerta adeguata. Google ha deciso di aiutarci con un programma che supporterà gli artigiani, le imprese del Made in Italy a digitalizzarsi attivando una task force di giovani digitalizzatori.

Google ha stimato che un punto percentuale di PIL è in grando di generare  ben 250 mila posti di lavoro solo digitalizzando le imprese della filiera turistica italiana. La partita non è creare un’altra economia, ma usare gli strumenti digitali per valorizzare nel mondo quella che abbiamo.

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